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BIOGRAFIA

Sidney Sonnino (1847-1922). Note biografiche


Sidney Sonnino nacque a Pisa l'11 marzo del 1847, da Isacco, un banchiere di origine ebraica, e da Georgina Sofia Arnaud Dudley Menhennet, un’inglese che allevò i suoi figli nel culto anglicano. Sonnino, dopo la laurea in Legge conseguita a Pisa nel 1865, prestò servizio in diplomazia dal 1866 al 1871. Ritornato a Firenze, la città dove la sua famiglia risiedeva, Sonnino si dedicò ad un’intensa attività saggistica, anche con la collaborazione di Leopoldo Franchetti, che culminò nell’inchiesta La Sicilia nel 1876 (Firenze, Barbèra 1877) e nella rivista «La Rassegna Settimanale»(1878-1882). Eletto deputato nel 1880, Sonnino si distinse per una posizione politica autonoma da Destra e Sinistra. Nel dicembre del 1893 fu ministro delle Finanze e, ad interim, del Tesoro nel terzo governo Crispi. Solo ministro del Tesoro a partire dal giugno del 1894, Sonnino lavorò con successo al rinnovamento della struttura bancaria del paese. Caduto Crispi dopo il disastro di Adua, si aprì una fase assai controversa della carriera di Sonnino, con la pubblicazione nel 1897 del suo saggio più famoso, Torniamo allo Statuto, in cui si invocava il ritorno alla lettera dello Statuto Albertino, e l’appoggio al secondo governo Pelloux, protagonista della famosa crisi parlamentare del 1899-1900. Nel 1901 Sonnino fondò un nuovo, importante quotidiano, Il Giornale d’Italia. Punto di riferimento dell’opposizione a Giolitti, l’8 febbraio del 1906 Sonnino costituì il suo primo ministero, caratterizzato dalla presenza di due radicali: dopo soli tre mesi, il 18 maggio 1906, fu costretto alle dimissioni. L’11 dicembre 1909 Sonnino formò il suo secondo governo, con una marcata connotazione di centro destra, che tuttavia non gli assicurò una maggiore durata (cadde infatti il 21 marzo 1910). L’ultimo lungo impegno ministeriale di Sonnino fu l’assunzione, il 5 novembre del 1914, del dicastero degli Esteri, nel secondo governo Salandra. Determinante fu il ruolo di Sonnino nella scelta di combattere a fianco degli Alleati, con i quali egli condusse le trattative segrete che, il 26 aprile del 1915, portarono alla firma del Patto di Londra. Rimasto a capo del dicastero degli Esteri nei governi che si succedettero nel corso della guerra, Sonnino difese sempre l’applicazione letterale dell’accordo londinese e si oppose ad una politica delle nazionalità nei territori dell'Impero asburgico. Questa impostazione lo mise in difficoltà alla Conferenza di Versailles che si aprì a Parigi il 18 gennaio 1919, dove forte fu l’opposizione alle richieste italiane, in particolare da parte del presidente americano Woodrow Wilson. Fu la fine della carriera di Sonnino, che non si ripresentò alle elezioni del 1919. Nominato senatore il 3 ottobre del 1920, non prese mai la parola nell’assemblea vitalizia.

Sidney Sonnino morì a Roma il 24 novembre del 1922.



Paola Carlucci

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